
Comunicato stampa
“IMMAGINARIO” DI IVO BALDERI IN MOSTRA ALLA GALLERIA OPEN ONE DI PIETRASANTA
Dal 26 settembre al 16 ottobre un viaggio fotografico fuori fuoco negli atelier d'artista, prologo della grande esposizione romana.
Sabato 26 settembre, alle ore 18, la Galleria Open One di Pietrasanta inaugura la mostra “Immaginario” del fotografo Ivo Balderi. L’esposizione, aperta fino al 16 ottobre, presenta 13 fotografie di grandi e medie dimensioni e rappresenta un’anteprima del nuovo percorso artistico dell’autore: un progetto pensato appositamente per Pietrasanta che anticipa la grande esposizione romana prevista a fine ottobre presso Banca Generali Private, in via Vittorio Veneto.
Un primo capitolo che introduce e svela il nuovo percorso fotografico di Ivo Balderi, nato da una ricerca sulla percezione, sulla fantasia e sul rapporto tra realtà e immaginazione.
Il progetto “Immaginario”, iniziato nel 2024, è una ricerca tuttora in corso, destinata ad ampliarsi attraverso il confronto con nuovi artisti e nuovi atelier. Si definisce come una funzione sintetica della percezione e un viaggio nella fantasia. Balderi – cresciuto in un ambiente profondamente legato all’arte, con un padre scultore e una madre fotografa – esplora gli atelier di artisti italiani e stranieri con i quali ha condiviso negli anni rapporti di profonda intesa e scambio culturale.
La mostra di Pietrasanta presenta dunque un capitolo di un progetto in continua evoluzione, nel quale ogni nuovo incontro con un artista e con il suo spazio di lavoro diventa occasione per sviluppare ulteriormente la ricerca sul rapporto tra realtà, percezione e immaginazione.

nella foto: interpretazione di "KILKIS" poltrona reclinabile progettata da Ammannati Vitelli per Brunati -1985. Premio alla Möbelmesse di Colonia
titolo foto: "IMMAGINARIO_AV-BRU_KILKIS-4"
L’autore sovverte le consuetudini tecniche della fotografia utilizzando diversi formati di pellicola negativa, fotocamere reflex e il banco ottico. Quest’ultimo, strumento storicamente associato alla precisione e al controllo dell’immagine, viene paradossalmente utilizzato per ottenere un deliberato fuori fuoco. Ne nasce un cortocircuito visivo e concettuale che trasforma la realtà concreta in immagini astratte, lasciando spazio alla percezione e all’interpretazione dello spettatore.
Come spiega lo stesso Ivo Balderi: «Sono immagini fotografiche che ritraggono strumenti di lavoro, macchie di colore sui muri o sul pavimento dello studio dell’artista e, a volte, particolari di un’opera che vengono completamente stravolti da questo modo di fotografare per poter raccontare il mio immaginario attraverso la fantasia. In questo caso però parto da una realtà ben concreta per arrivare ad un’immagine astratta, lasciando lo spettatore libero di interpretare».
Lo storico e critico della fotografia Roberto Mutti evidenzia il valore teorico della ricerca: «Ivo Balderi crea un percorso immaginifico che connette il visibile e l’invisibile, la realtà e la fantasia, il presente e il futuro, proiettandoli in una dimensione ricca di sorprese. Questo corpo a corpo fra il fotografo che lo insegue e il suo soggetto che accetta di essere catturato si risolve in un gioco di specchi, perché entrare in contatto con un’opera d’arte significa anche indagare su sé stessi».
L’esposizione si configura così come un omaggio all’arte e alla relazione tra fotografia, percezione e creazione artistica. Attraverso immagini volutamente sospese tra riconoscibilità e astrazione, “Immaginario” invita lo spettatore a completare l’opera attraverso il proprio sguardo e la propria fantasia.
INFORMAZIONI SULLA MOSTRA
Titolo: Immaginario, funzione sintetica della percezione – Fotografare l’immaginario per un viaggio totale nella fantasia.
Artista: Ivo Balderi
Sede: Galleria Open One, Via Aurelia Sud Km 365,700 – Pietrasanta (LU)
Inaugurazione: sabato 26 settembre, ore 18
Presenza dell’autore: sì
Ingresso: libero
Periodo: dal 26 settembre al 16 ottobre 2026, aperta dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.
Info: mail@openone.it
Opere esposte: 13 fotografie di grandi e medie dimensioni
Prossima tappa: fine ottobre 2026, Banca Generali Private, via Vittorio Veneto – Roma
Ufficio stampa: Fabrizio Lucarini tel. 3407612178
La foto è stata realizzata nello studio di Pino Di Gennaro di Milano
titolo foto: "IMMAGINARIO_PDGE_34a" - dittico
UN GIOCO DI SPECCHI
testo di Roberto Mutti
Che cosa succede quando un’opera pittorica che è per definizione unica si confronta con una fotografica che nel suo stesso statuto fondante ha la molteplicità? Sembra un aspetto secondario nella complessa e vasta storia dell’arte eppure, rimanda a problematiche profonde tutte da considerare. Se, come si è sempre fatto anche nell’antichità, un pittore riproduce un dipinto o uno scultore una statua (molta produzione romana realizzava copie da originali greche), ancora una volta genera altre opere uniche che si caratterizzano per la precisa adesione tecnica all’originale o per quelle piccole dichiarate imperfezioni che le caratterizzano come i cosiddetti falsi d’autore. Quando, invece, un dipinto viene trasferito su un supporto fotografico cambia registro per diventare un’opera completamente diversa perché le mille caratteristiche dell’originale – la corposità di una pennellata, l’emergere dal fondo non completamente coperto della texture del supporto, una sbavatura, le increspature che il tempo fa emergere – sono colte e quindi replicabili in un catalogo, una cartolina, un volume, ma non trasmettono al visitatore l’emozione della visione diretta di quei particolari. Certo che visitare Pompei o entrare in Sant’Apollinare in Classe è un’esperienza molto più intensa che non esaminare le fotografie che ce le raccontano; tuttavia, a complicare le cose interviene il fatto che riprese ravvicinate dei mosaici raccontano più di quanto si possa scorgere da lontano. Arriviamo al punto: da quando esiste la fotografia gli artisti vi hanno fatto ricorso per riprodurre le loro opere e consegnarle alla catalogazione e talvolta erano loro stessi a farlo come Costantin Brancusi le cui riprese in bianconero sono pregevoli come le sue sculture o Man Ray che però, oltre alle proprie, fotografava anche quelle di altri arrivando a dare una nuova vita al Grande Vetro di Duchamp che nella sua interpretazione divenne Elévage de Poussière perché in effetti in quel momento polverosa. Quando Ivo Balderi ha intrapreso il progetto qui presentato aveva alle spalle queste storie e, come sempre succede in questi casi, si è trovato di fronte a un giardino dai sentieri che si biforcano per dirlo alla Borges: da un lato muoversi in questa tradizione, dall’altro prenderla in considerazione per allontanarsene. Lui che, con un padre scultore e una madre fotografa in mezzo all’arte ci ha vissuto, ha scelto la seconda e lo ha fatto allargando lo spettro della sua ricerca sia dal punto di vista del linguaggio fotografico sia da quello dell’indagine sulla profondità del gesto artistico. Per prima cosa ha scompigliato le carte dal punto di vista tecnico usando pellicole di diversi formati e facendo ricorso a differenti fotocamere compresa una reflex e un banco ottico con cui ha creato un cortocircuito speculativo. Se, infatti, quest’ultimo è sempre servito grazie alle molte regolazioni che lo caratterizzano a realizzare immagini di estrema precisione, qui produce opere completamente fuori fuoco. Questo è l’esito che Ivo Balderi ha concepito per scavare nell’immaginario creativo di artisti italiani e stranieri con cui ha stabilito un rapporto di tale complicità da portare a uno scambio esperienziale. Loro gli hanno concesso di aggirarsi in assoluta libertà nei loro studi per riprendere in assoluta libertà oggetti che vi si trovavano e le opere lì realizzate, lui ha utilizzato gli uni e le altre per trasferirle a un livello percettivo e concettuale diverso che tuttavia non ne tradisce lo spirito perché lo indaga. La dichiarata intenzione di creare immagini non riconoscibili se non per alcuni tratti riconducibili a chi le ha realizzate e che probabilmente solo lui può cogliere – una certa intensità del rosso o del blu, un particolare riconducibile a un oggetto, un modo di occupare lo spazio – ci allontana dal realismo per accompagnarci all’interno di quella che ci si presenta come la mente stessa dell’artista. Quei tratti non ancora definiti non sono forse l’intuizione che lo ha attraversato e che lo porterà alla realizzazione fisica di quell’idea? Il fatto poi che l’opera venga inserita in contesti invece perfettamente riconoscibili come l’interno di una casa, uno spazio espositivo, un museo, ci racconta un’altra interessante storia, quella del viaggio da lei compiuto lontano dall’atelier in cui è stata creata per approdare laddove l’artista aveva immaginato o sperato di poterla collocare. Accostando tutti questi elementi Ivo Balderi crea un percorso immaginifico che connette il visibile e l’invisibile, la realtà e la fantasia, il presente e il futuro proiettandoli in una dimensione ricca di sorprese. Questo corpo a corpo fra il fotografo che lo insegue e il suo soggetto che accetta di essere catturato si risolve in un gioco di specchi perché entrare in contatto con un’opera d’arte significa anche indagare su sé stessi.
Roberto Mutti - storico e critico della fotografia -

La foto è stata realizzata nell'Atelier Balderi - Archivio Iginio Balderi a Milano alla scultura "Colonna del 76" di Iginio Balderi
titolo foto: "IMMAGINARIO_IGB_29"
“Immaginario”
testo Ivo Balderi
Dal 2024 ho iniziato un nuovo tema della mia ricerca personale dal titolo “Immaginario” - funzione sintetica della percezione - Fotografare l'immaginario per un viaggio totale nella fantasia. Si tratta della realizzazione di fotografie volutamente fuori fuoco negli studi di artisti italiani, olandesi, tedeschi dove sì è instaurato un particolare rapporto di intesa e di scambio culturale nei molti anni addietro. Queste fotografie sono realizzate in vari formati di pellicola negativa a volte anche con l'utilizzo di un banco ottico quasi a prendermi gioco di quest'ultimo strumento nella gestione del fuori fuoco. Sono immagini fotografiche che ritraggono strumenti di lavoro, macchie di colore sui muri o sul pavimento dello studio dell’artista e a volte particolari di un’opera che vengono completamente stravolti da questo modo di fotografare per poter raccontare il mio immaginario attraverso la fantasia che non è altro che la facoltà della mente di creare immagini, idee e storie che non esistono nella realtà. In questo caso però parto da una realtà ben concreta per arrivare ad una immagine astratta lasciando lo spettatore libero di interpretare.
Questo progetto, che proseguirà anche nei prossimi anni, è un grande omaggio all’arte e voglio ringraziare tutti gli artisti che fino ad oggi mi hanno dato la possibilità di realizzarlo:
Anthonie Sas, Titina Ammannati e Giampiero Vitelli, Erik Oldenhof, Ernst Hesse, Francesco Maria Bandini, Iginio Balderi, Marino Marini, Mauro Staccioli, Marco Petrus, Nicola Maggi, Norbert Thomas, Pino Di Gennaro, Rinaldo Bovecchi, Rity Jansen Heijtmajer, rooose.
Ivo Balderi - 2026

La foto è stata realizzata nello studio di Pino Di Gennaro di Milano e inserita in ambientazione virtuale
titolo foto: "IMMAGINARIO_PDGE_15a"
Ivo Balderi:
nasce a Milano nel 1964 in una famiglia di artisti: padre scultore e la madre fotografa. Fin da piccolo entra in contatto con il mondo delle immagini e gioca nell’agenzia fotografica di sua madre - Conny Van Kasteel - affascinato da diapositive e stampe fotografiche.
La fotografia per lui è come l’aria, una cosa naturale, e dal 1983, ha voluto farne la sua professione.
Ha lavorato in diversi ambiti e settori come quello industriale, pubblicitario, artistico, reportage, per citarne alcuni e fin da subito si è anche specializzato nella realizzazione di video.
Ha collaborato con la F.A.O. per la realizzazione di reportage in Africa, con diverse agenzie pubblicitarie realizzando foto e video promozionali, con vari artisti per la realizzazione di cataloghi, ha realizzato video, per la riscoperta degli antichi mestieri e del territorio in Toscana, dove attualmente vive. Ha collaborato con l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano come docente di fotografia Still Life per alcuni anni. E’ stato per sette anni Direttore Artistico della rassegna fotografica Seravezza Fotografia.
Dal 2016 al 2023 ha gestito l'agenzia fotografica IB Agency decidendone poi la chiusura per dedicarsi interamente alla propria ricerca fotografica personale.
E' presidente dell’Archivio Iginio Balderi e dello spazio espositivo Atelier Balderi a Milano dove oltre alla gestione delle opere artistiche del padre si occupa della realizzazione di mostre di altri artisti affermati e/o emergenti proponendoli anche in un circuito internazionale. Si occupa inoltre della Fondazione per l'arte “Conny van Kasteel”.
Dal 2024 Inizia un nuovo tema della sua ricerca personale dal titolo “Immaginario” - funzione sintetica della percezione - Fotografare l'immaginario per un viaggio totale nella fantasia. Si tratta della realizzazione di fotografie volutamente fuori fuoco negli studi di artisti italiani, olandesi, tedeschi dove sì è instaurato un particolare rapporto di intesa e di scambio culturale nei molti anni addietro. Queste fotografie sono realizzate in vari formati di pellicola negativa a volte anche con l'utilizzo di un banco ottico quasi a prendersi gioco di quest'ultimo strumento nella gestione del fuori fuoco.

La foto è stata realizzata nello studio dell'artista olandese Rity Jansen Heijtmajer ad Amsterdam in Olanda
titolo foto: "IMMAGINARIO_RJH_20a"